Il Castello di San Michele

Percorrere le strade della Riviera dei Cedri, è diventato un hobby.

Amo perdermi tra le curve della vecchia ss18, una strada che ebbe un’importanza fondamentale perché collegò, per la prima volta, tutti i comuni della Riviera.

Oggi è considerata una stradina interna, si usa più la nuova ss18.

Tra un giro e un altro capita di trovare “per caso” alcune bellezze quasi nascoste che si confondono con il paesaggio montano di alcune zone.

Ma tutto questo, a mio avviso, le rende ancora più affascinanti e uniche.

Verso il Castello di San Michele

Visto il gran caldo, decido di fare un giro in moto.

Dopo aver attraversato Santa Maria del Cedro, iniziano una serie di curve piacevoli da percorrere in moto. Di fianco mi accompagna una flora corposa ed estesa.

Ma ecco che, ad un certo punto, appare davanti a me un colle su cui sono evidenti i ruderi di un’antica costruzione. Fermo la moto sul ciglio della strada e rimango ad ammirare.

Che meraviglia osservare questa simbiosi tra le opere dell’uomo e quelle della natura.

Mentre sono intento a osservare, mi si affianca un signore (probabilmente un contadino) per chiedermi se fosse tutto ok visto che mi vedeva fermo lì da un po.

Io rispondo che ero fermo ad ammirare questa costruzione e che mi aveva colpito il senso di “unione” tra questi ruderi e il paesaggio circostante.

“Giovanotto, quello che stai ammirando è il castello di San Michele o dell’Abatemarco, si può chiamare in entrambi i modi” mi dice il contandino, invitandomi a scendere per fare una passeggiata intorno alla costruzione.

Esso è un castello Normanno che risale al XI secolo d.c. e sembra essere stato importante per il territorio perché attorno ad esso si sviluppò il feudo che diede vita alla cittadina di Santa Maria del Cedro.

Mentre camminiamo, tra una pausa e un’altra dai discorsi storici e “territoriali“, i miei sensi vengono rapiti dal profumo delle cedriere che si unisce a quello del fiume Abatemarco.

L’acqua che scorre e i fili d’erba che si muovono creano una soave melodia che quasi mi riporta nel medioevo, come se fossi il conquistatore di questo castello.

“Esso non ebbe solo un ruolo di difesa”, aggiunge il mio amico agricoltore, “all’interno di esso i monaci basiliani vi vollero edificare un’abbazia, come sede del loro ordine”.

Viene chiamato anche castello dell’Abatemarco data la vicinanza con l’omonimo fiume, fonte di sostentamento dei locali dell’epoca.

Ringrazio il contadino che ha deciso di raccontarmi queste curiosità e prima di lasciarmi proseguire, prende una cassetta di cedri dal cofano della sua auto e me la regala.

Che dono gradito, il profumo di questo agrume mi fa stare bene!

Mi godo la vista del castello per l’ultima volta, accendo la moto e riparto.

Nella mia testa penso a quanto sono uniche queste bellezze che si “nascondono” tra i monti che, apparendo così improvvisamente, ci regalano emozioni.

Al prossimo viaggio amici esploratori!

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