Blanda Julia: a spasso nella storia

Ho sempre visto la storia dell’umanità come la risposta alle domande che l’uomo oggigiorno si pone. Ci avete mai pensato? Vi capita di chiedervi perché un oggetto ha quel nome e non un altro?

Vi capita di domandarvi da dove derivano le nostre abitudini, le parole che usiamo e soprattutto i termini dialettali.

I saggi dicevano che per prevedere il futuro ci si deve guardare alle spalle, che tutto è come un ciclo e che dopo un’era di barbarie c’è sempre l’evoluzione e la civiltà, per poi tornare di nuovo alle barbarie.

Scommetto che questo vi suona familiare.

Diciamo che questi miei pensieri non servono ad annoiarvi ma solo per permettermi di raccontare il mio profondo amore nei confronti della storia.

Ormai sapete che, oltre ai miei viaggi in giro per il mondo, ho deciso di portarvi con me a spasso nel tempo e oggi vorrei iniziare da un luogo ricco di curiosità: l’antica Blanda Julia.

Ora con un po’ d’immaginazione cerchiamo di tornare mentalmente indietro nel tempo. Siamo nel VI secolo a.C, Blanda è una cittadina sulla costa tirrenica calabrese, al confine con il territorio lucano.

La vita lì scorre per lo più sotto la dominanza degli Enotri e ciò ha permesso di far giungere alle civiltà moderne numerosi resti antichi di tombe che andavano a costituire le famose necropoli.

È curioso sapere che già qui era presente una tipica abitudine molto attuale: seppellire i propri morti con oggetti appartenenti al defunto stesso, oppure oggetti che avrebbero potuto aiutarlo a vivere nell’aldilà.

E infatti all’interno delle tombe è stato semplice trovare oggetti in ceramica, per lo più vasi o brocche per bere, decorate con forme geometriche com’erano soliti fare gli Enotri.

Erano più rari gli oggetti accessori come collane o bracciali.

Ad un certo punto però gli Enotri furono sostituiti dalla dominazione Lucana e pare che gli Enotri avessero abbandonato il villaggio a causa di un terremoto; e anche qui la presenza dei lucani è visibile proprio dalle necropoli: in questo periodo, infatti, molte tombe enotrie andarono distrutte e i lucani portarono novità anche nel rito funebre: l’incinerazione (cremazione) del defunto.

E pensare che noi uomini di questo secolo crediamo di essere gli innovatori in tutto eppure non ci rendiamo conto di come molte cose siano da sempre esistite e che magari siamo stati proprio noi a riprenderle dal passato.

Dal punto di vista politico, l’insediamento dei Lucani si concentrava a Palecastro.

Beh immaginate di essere su un colle con vista panoramica. Immaginate di essere su questo colle, che tutta la modernità svanisca e che aprendo gli occhi vi ritroviate la visione più bella in assoluto.Ecco quello è Palecastro ad oggi Tortora.

Sotto i lucani l’organizzazione della città fu abbastanza regolare.

Le abitazioni sembrano essere residenze private disposte in modo da generare dei blocchi quadrati e tra un blocco e l’altro la via percorribile a piedi e che mette in comunicazione le varie abitazioni ma anche gli altri edifici della città.

È tutto lì, in queste strade: le voci dei bambini che giocano, gli uomini che lavorano; immagina di essere lì, di camminare tra di loro, soffermati sui colori di una Calabria che non sono cambiati, immagina di sentire i profumi provenienti dalle case blocco dopo blocco.

Purtroppo, Blanda nel corso dei secoli subì un processo di lento declino, anche dovuto allo spostamento degli abitanti verso la parte più interna del territorio.

Tornò a essere una città ricca di fulgore quando divenne sede vescovile per poi passare al dominio romano nel I secolo a.C.

Sembra quasi di vedere ogni cosa, sembra quasi essere cittadini di Blanda, almeno per mezz’ora.

Lo so che è difficile immaginare una realtà mai vista ma i resti ci aiutano e ci permettono di guardare con i nostri occhi quello che ormai è sui libri da anni.

Ed è per questo che per me è stato fondamentale visitare il museo di Blanda, ancor prima di raccontarvi la sua storia, altrimenti che appassionato sarei?

Tutto ciò che ho raccontato, i resti, gli scavi della necropoli sono per buona parte lì a testimoniare l’esistenza di una popolazione che è esistita e mi piace pensare che non sia scomparsa ma che sia semplicemente cambiata. Si è evoluta.

Articolo redatto da Ilaria Sofia, basato su “Guida archeologica della Calabria antica, prof. Fabrizio Mollo

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. unclerave ha detto:

    I love seeing ancient ruins! Thanks for posting. — YUR

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    1. Marco Carrozzino ha detto:

      Thank you uncle!

      Piace a 1 persona

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